scienza e fantascienza

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Messaggio Da miss marple il Mer 31 Ott 2012 - 13:23





http://www.repubblica.it/scienze/2012/10/28/news/potrebbe_esistere_il_sesto_senso_la_scienza_riconsidera_le_premonizioni-45468750/?ref=HRERO-1

LO STUDIO
"Potrebbe esistere il sesto senso"
La scienza riconsidera le premonizioni
L'uomo potrebbe essere in grado di prevedere, adattarsi e reagire a un fenomeno incombente, come se avvertisse cosa sta per accadere. E' la conclusione delle riceche di un team accademico che ha rilevato la consistenza di misurazioni fisiologiche in 26 soggetti. "Non parliamo di paranormale", dicono. Ma una spiegazione per quanto osservato per ora non c'è
di TIZIANO TONIUTTI

APPROFONDIMENTI
Nostradamus, i Maya e gli altri. Nel segno della premonizione
UN SENSO in più, una capacità di avvertire che qualcosa sta per accadere, preparare mente e corpo al futuro imminente e reagire nel modo più approriato prima che questo diventi presente. Una facoltà che potrebbe presto essere derubricata dall'albo del paranormale per accedere a quello delle scienze. Gli esseri umani potrebbero avere un "sesto senso", non collegato a organi sensoriali, o forse almeno non ad uno solo, dall'origine ancora ignota, ma reale e funzionante. E' questa la conclusione di una ricerca condotta da tre scienziati, la specialista in neuroscienze Julia Mossbridge della Northwestern University, Patrizio Tressoldi, dipartimento di Psicologia dell'Università di Padova, e Jessica Utts, statistica all'Università di Irvine in California. Lo studio è stato pubblicato su Frontiers in Perception Science.

IMMAGINI: INDOVINI E PROFEZIE 1

Facoltà e coincidenze. L'uomo sarebbe in grado di predire il futuro quel tanto che basta per proteggersi. Julia Mossbridge ha analizzato 26 studi psicologici non specifici sull'argomento, con dati recenti e altri meno - alcuni risalgono al 1978 - raccolti nell'arco di una lunga ricerca. I test effettuati hanno dimostrato che i soggetti in analisi manifestavano variazioni importanti nel battito cardiaco, nell'attività cerebrale e nelle misurazioni elettriche della pelle fino a 10 secondi prima di ricevere uno stimolo indotto. Come se avvertissero che da lì a pochi istanti avrebbero visto o sentito qualcosa. Secondo la studiosa, i risultati sono interessanti perché quei 26 studi erano stati condotti per altri motivi che non la rilevazione dell'esistenza di un presentimento. Eppure manifestavano analogie nei dati poi riscontrati, e secondo un calcolo delle probabilità della stessa Mossbridge, una coincidenza del genere avrebbe una possibilità su 400 miliardi di verificarsi in questo modo.

Più nel dettaglio, per stimoli di uno o due tipologie indotti in modo da renderli imprevedibili e destinati a produrre effetti fisiologici post-stimolo diversi, la ricerca ha individuato che in questi 26 casi la "direzione" dell'attività fisiologica pre-stimolo era la medesima di quella registrata dopo lo stimolo. Come se i soggetti avessero "sentito" cosa stava per accadere, producendo un effetto anticipatorio. Gli studi analizzati consistevano di due paradigmi: stimoli neutrali contro eccitazione provocata, e test di domanda-risposta con verifica immediata, il classico giusto-sbagliato. Tra le variabili in esame, attività elettrica della pelle, battito cardiaco, pressione sanguigna, dilatazione delle pupille, attività elettroencefalografica, e livello di ossigeno nel sangue. L'effetto riscontrato è stato valutato come ampiamente maggioritario, con una ampia casistica di reazioni combacianti, che è risultata maggiore in esperimenti più dettagliati. Una controcasistica adatta a ridurre l'importanza del dato è stata calcolata in 87 casi.
Ma a questo punto, secondo gli scenziati, sembra più interessante indagare nell'altro senso, non per confutare ma cercando spiegazioni a quanto osservato: "Altri esperimenti vanno condotti, in condizioni diverse e specifiche", fanno sapere i ricercatori. Che frenano sul paranormale, categoria del resto coniata per catalogare fatti osservati non riconducibili a una spiegazione scientifica: "La causa di questa attività anticipatoria", sottolineano gli scienziati, "rientra indubbiamente nell'ambito dei processi fisici naturali, e non in quelli paranormali e soprannaturali". E però, concludono, "l'origine del fenomeno è ancora da determinare".
(28 ottobre 2012)

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Re: scienza e fantascienza

Messaggio Da miss marple il Sab 3 Nov 2012 - 16:53

http://www.repubblica.it/scienze/2012/10/19/news/quei_pazzi_di_van_gogh_e_salvador_dal_la_scienza_spiega_la_follia_dei_geni-44877826/



RICERCA
Quei pazzi di Van Gogh e Salvador Dalì
La scienza spiega la follia dei geni
Un gigantesco studio del Karolinska Institutet di Stoccolma ha coinvolto 1,2 milioni di pazienti. Il legame fra creatività e disturbi mentali è stato svelato con nitidezza, specie in scrittori e pittori
di ELENA DUSI

"Non esiste genio senza una vena di follia". Se ne era accorto Seneca. Per Aristotele "gli uomini eccezionali in filosofia, politica, poesia o arte" hanno un eccesso di bile nera che li rende malinconici. Un legame fra squilibrio mentale e talento era addirittura inconcepibile secondo Lombroso. Salvador Dalì però non era d'accordo. "L'unica differenza - diceva con gli occhi allucinati e i baffi come due aghi verso il cielo - fra me e un matto è che io non sono matto".

Il fascino del rapporto fra genio e follia nel frattempo ha contagiato anche le neuroscienze. Per dare risposta a un quesito con più di duemila anni sulle spalle, il Karolinska Institutet di Stoccolma ha messo in piedi uno studio gigantesco, coinvolgendo quasi 1,2 milioni di pazienti psichiatrici visitati o ricoverati in Svezia negli ultimi 40 anni insieme ai loro parenti, arrivando ai cugini di secondo grado. Nello studio più esteso mai condotto sull'argomento, il legame fra creatività e malattia mentale è apparso in tutta la sua nitidezza. I più colpiti dal "mal di genio" sono gli scrittori.

La loro mente, come Lord Byron, David Foster Wallace e infiniti altri possono testimoniare, sembra un campo minato. Oltre ad avere il 50% di probabilità in più di suicidarsi, gli autori professionisti soffrono più della media di schizofrenia, ansia, depressione, abusi di alcool e droghe. Le altre categorie prese in considerazione dallo studio (scienziati, danzatori, fotografi, artisti) non sono di per sé rappresentate negli studi degli psichiatri più della media. Ma fanno parte di famiglie che soffrono in maniera spiccata di schizofrenia e disturbo bipolare. Un dato in sintonia con il fatto che per molte malattie psichiatriche è stata scoperta una base genetica ed ereditaria.

Una volta accertato un legame fra arte, scienza e mestieri creativi da un lato e malattia mentale dall'altro, resta ancora da capirne il perché. Studi precedenti, al Karolinska come in altri istituti del mondo, avevano già cercato di scrutare all'interno del rapporto fra creatività e follia. Una delle teorie più gettonate è che il cervello di artisti e scienziati non abbia un filtro efficiente con la realtà esterna. Tutti gli stimoli provenienti dal mondo vengono riconosciuti come importanti, permettendo all'individuo di stabilire connessioni originali e sorprendenti.

Creatività e capacità di pensare fuori dagli schemi vengono però in alcuni casi pagate caro, perché l'incapacità di filtrare gli stimoli è considerata una fra le possibili cause delle psicosi ed è stata osservata nelle fasi iniziali della schizofrenia, in cui a volte si affacciano pensieri mistici ed esperienze religiose. In termini di evoluzione, la malattia mentale può essere considerata come un prezzo da pagare in cambio di una grande originalità di pensiero. In realtà resta ancora un mistero se sia nato prima l'uovo o la gallina. Se cioè sia la malattia mentale a scardinare il flusso ordinato dei nostri pensieri donandogli originalità o siano piuttosto creatività e profondità di pensiero a condurre il cervello sull'orlo dell'abisso della malattia mentale.

In ogni caso Simon Kyaga, il giovane ricercatore del Karolinska che ha condotto lo studio e sembra deciso a sbrogliare la matassa, è convinto che "In psichiatria, e in medicina in generale, si è abituati a considerare una patologia in termini di bianco o nero. Se imparassimo a riconoscere che alcuni aspetti della malattia mentale possono essere benefici, potremmo escogitare nuove tecniche per trattarla".


Ecco anche qualcuno di nostra conoscenza avrebbe potuto partecipare a questo studio Very Happy

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Re: scienza e fantascienza

Messaggio Da sturmunddrang il Sab 3 Nov 2012 - 18:58

per fortuna che io non ho la minima inclinazione artistica musico
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Re: scienza e fantascienza

Messaggio Da miss marple il Mar 6 Nov 2012 - 15:58

http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/11/06/internet-nasce-movimento-per-wireless-libero-per-tutti/404635/

Internet, nasce il movimento per il wireless libero per tutti
L’Open Wireless Movement mira a creare una diversa concezione dell’accesso alla rete e si avvale della collaborazione di tecnici per studiare nuove tecnologie che permettano di condividere l’accesso pur mantenendo privacy e qualità del servizio. Non più password e connessioni private o condivise tra pochi prescelti

di Elio Cogno | 6 novembre 2012

Si chiama Open Wireless Movement (https://openwireless.org) e, in pieno fermento elettorale statunitense, è un movimento che cerca di porsi esattamente al centro dei bisogni di una generazione che ha fatto della connessione a internet uno strumento necessario e indispensabile per la vita di tutti i giorni. In quest’ottica, il movimento appoggiato dalla EFF (Electronic Frontiers Foundation) e da numerose altre associazioni di settore, mira ad un futuro in cui la connessione wireless sarà aperta e onnipresente. Non più password e connessioni private o condivise tra pochi prescelti, ma una situazione in cui in caso di necessità si possa sempre trovare una connessione wireless aperta e gratuita. Un’idea che era già nell’aria da tempo per i tecnici della EFF che più di un anno fa sul loro sito avevano già dibattuto in un articolo sul “Perché abbiamo bisogno di un Open Wireless Movement?”. “Storie come quelle in cui la polizia abbatte la porta di un uomo innocente, colpevole di aver lasciato la sua rete aperta, così come le paure per una rete lenta o per la privacy online, stanno convincendo molte persone a bloccare l’accesso ai loro wifi con una password– è il commento di Peter Eckersley di EFF -. La graduale scomparsa di reti wireless aperte è una tragedia dal punto di vista del bene pubblico, per colpa di un dibattito impreciso legato alla privacy e alla sicurezza. Parte del compito dell’Open Wireless Movement sarà quello di ricordare agli utenti che aprire il loro wifi è un atto di responsabilità sociale e spiegare loro che le persone che lo fanno, potranno godere delle stesse protezioni legali che ci sono per un qualsiasi accesso a internet offerto dai provider privati”.

Il movimento, seppur appoggiato da una fondazione, è del tutto libero da ogni condizionamento di tipo politico ed economico e si avvale dell’aiuto di tecnici, avvocati e aziende. Per poter funzionare al meglio infatti è necessario apportare alcune migliorie alle attuali connessioni a internet, sia dal punto di vista della mentalità con cui viene visto l’accesso ai servizi della rete, sia dal punto di vista tecnico. “Il Movimento Open Wireless – spiegano i promotori – immagina un mondo dove le persone possano avere facile accesso a reti aperte per le connessioni a internet, un mondo in cui si possa condividere la connessione privata pur mantenendo la qualità e la sicurezza. Gran parte di questa “visione” è possibile fin da ora. Già oggi molte persone hanno router con la capacità di ospitare alcuni utenti. Ma per rendere ancora più facile la condivisione, stiamo lavorando con una squadra di ingegneri volontari per costruire tecnologie che permettano agli abbonati internet di condividere la loro connessione pur preservando sicurezza, privacy e qualità del loro servizio”.

Secondo i promotori il movimento, se esteso e utilizzato in modo massiccio, potrebbe portare ad una veloce ingegnerizzazione di numerosi servizi che utilizzerebbero la rete nel migliore dei modi, potendo avere la certezza di una connessione veloce e stabile. Così come non si sarebbe chiesto il permesso alle compagnie telefoniche per usufruire dei loro servizi se fosse esistito un movimento del genere già in precedenza, liberando così frequenze radio e abbattendo l’inquinamento elettromagnetico. Allo stesso tempo le paure legate alla sicurezza e alla privacy verrebbero letteralmente spazzate via: “L’utilizzo di più indirizzi IP – commentano -, spostandosi da una rete wireless ad un’ altra, può rendere più difficile per gli inserzionisti e le aziende di marketing, tener traccia di voi senza sfruttare i cookies. Allo stesso modo anche gli attivisti possono proteggere al meglio le loro comunicazioni anonime utilizzando un wireless aperto”. Rimangono i dubbi, a questo punto, su quanti abbonamenti a pagamento continueranno ad esistere se le connessioni saranno così facilmente accessibili e gratuite. Una diffusione che, alla lunga, potrebbe portare ad una prepotente diminuzione delle reti disponibili.

“Ogni volta che mi trovo a parlare o a scrivere sulla mia configurazione di sicurezza – ha commentato Bruce Schneier, saggista e crittografo esperto in sicurezza informatica – l’unica cosa che sorprende la gente ed è oggetto di un gran numero di critiche, è il fatto che utilizzo una rete wireless casalinga aperta. Non c’è nessuna password. Nessuna codifica. Chiunque con un servizio wireless può vedere la mia rete e può utilizzarla per accedere a internet. Per me è parte di una buona educazione di base. Fornire l’accesso a internet per gli ospiti è un po’ come per il riscaldamento e l’energia elettrica, o una tazza di thé caldo”.


Chiedo lumi, non ho capito una cippa sorrisodiscuse grazie
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Re: scienza e fantascienza

Messaggio Da sturmunddrang il Mer 7 Nov 2012 - 14:07

punto primo
per l'accesso a internet puoi avere il filo attaccato alla presa telefonica, oppure un router senza fili
se sei senza fili e non metti una password, tutti quelli che si trovano entro tot metri dal router possono usare la tua connessione

punto secondo
se usi una connessione pagata da un altro, usando un portatile non c'è nulla che riconduca a te, o perlomeno devono già sapere che ci sei tu con quel computer ed eventualmente venire a controllarti in modo mirato
quindi per eventuali usi fraudolenti (pirateria, hackeraggio, ecc.) sarebbe difficile risalire al responsabile

punto terzo
chi ha una connessione pagata per 24 ore, e la usa come ovvio parzialmente, perchè non dovrebbe lasciarla a disposizione di chi passa per strada col tablet? se tutti lo facessero, tutti potrebbero usufruire di connessioni disponibili ovunque
il rovescio della medaglia è che però tante persone finirebbero per non fare più abbonamenti limitandosi a scroccare le linee degli altri, quindi la disponibilità si ridurrebbe

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Re: scienza e fantascienza

Messaggio Da miss marple il Mer 7 Nov 2012 - 17:58

grazie mille Sturm per i lumi Very Happy

Non mi piace il fatto che diventi più facile delinquere via internet naaaah
Non vorrei si agevolassero gli stalker, i truffatori e i pedofili che già ora in rete riescono a fare gravi danni piedi

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Re: scienza e fantascienza

Messaggio Da miss marple il Gio 15 Nov 2012 - 12:19


http://www.corriere.it/scienze_e_tecnologie/12_novembre_14/laser-compie-50-anni_04f9d556-2e9b-11e2-9c24-e6f239e4fed7.shtml

L'ANNIVERSARIO
50 anni di laser a semiconduttore
La tecnologia che ha cambiato il mondo
Dai lettori cd al mouse, dalle fibre ottiche alla chirurgia
L'invenzione, perfezionata nel 1962, valse premio Nobel

Cinquant’anni fa, nel 1962, nasceva un tipo di laser che avrebbe soddisfatto le speranze nate immediatamente dopo la sua invenzione due anni prima, nel 1960. Quando, infatti, il fisico e ingegnere americano Theodore Harold Maiman creava il primo laser a rubino il commento diffuso era una battuta rimasta celebre: «È una soluzione in cerca di un problema». Maiman aveva lavorato sulla fisica esplorata da Nikolaj Basov, Alexandr Prochorov e Charles Townes che per questo conquisteranno nel 1964 il premio Nobel con grande disappunto di Maiman, immeritatamente ignorato nell’occasione.


Robert Hall
APPLICAZIONI - Tuttavia il laser diventò una preziosa risposta tecnologica per una miriade di applicazioni quando, appunto nel 1962, Robert N.Hall nei laboratori di ricerca della General Electric compiva un passo fondamentale, sviluppando il laser a semiconduttore, quindi a stato solido e noto anche come diodo laser, che troverà rapida diffusione nei campi più disparati. In questo era favorito dalla sua natura tecnologica più pratica e quindi più facilmente utilizzabile rispetto ai laser «pompati otticamente» ottenuti in laboratorio.
LETTORI - Con il diodo laser si potevano fabbricare dai lettori cd ai lettori di codici a barre dei supermercati, dai mouse per computer ai puntatori laser. Oppure era possibile impiegarli come sorgenti luminose nelle fibre ottiche o negli strumenti di misurazione tipo i telemetri. Proprio per le sue doti di praticità veniva quindi maggiormente impiegato acquistando popolarità. Ma diventava anche un esempio di come una ricerca di base, sia pure orientata, era in grado di sfociare in un prezioso risultato industriale.

CHIRURGIA - Nel mezzo secolo trascorso dalle origini i laser hanno avuto utilizzi diversissimi e straordinari perché hanno rivoluzionato dalle tecnologie della produzione a quelle delle trasmissioni e pure della salute. Anzi proprio in questo campo già nello stesso 1962 trovava una prima applicazione per le micro-saldature negli interventi chirurgici alla retina. Robert N. Hall, dopo lo straordinario risultato, spaziava nelle sue ricerche occupandosi del mondo fotovoltaico e delle celle solari. Quando si ritirò nel 1987, nella sua carriera aveva accumulato 43 brevetti guadagnandosi a buon diritto l’appartenenza alla National Inventors Hall of Fame.

LEZIONE - Ma la sua storia dimostra anche un fatto importante da ricordare, soprattutto in questo periodo di crisi: le spese in ricerca sono un investimento produttore di ricchezza. E il mondo privato italiano dovrebbe ricordarsene visto che nelle statistiche internazionali brilla per il suo distacco e lo scarso impegno. «La nostra società – precisa Sandro De Poli, presidente e a.d. di General Electric Italia – investe annualmente in ricerca e sviluppo il 6% del fatturato e pure nei momenti difficili come l’attuale lavora per preparare innovazioni utili sia per uscire più rapidamente dalle difficoltà sia per garantire un futuro di sviluppo». La percentuale citata, tradotta in moneta, significa 6 miliardi di dollari; cioè un poderoso investimento che alimenta il centro di Schenectady (New York) e gli altri laboratori attivi dalla Germania all’India, al Brasile, sui fronti tecnologici più disparati come testimonia la tradizione delle loro innovazioni comprendenti dalla televisione alla risonanza magnetica.

Giovanni Caprara

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Re: scienza e fantascienza

Messaggio Da miss marple il Gio 13 Dic 2012 - 12:37


http://www.corriere.it/ambiente/12_dicembre_10/corrente-elettrica-erba_5ddc79d6-4083-11e2-abcd-38132480d58e.shtml

La corrente elettrica si ricaverà dall'erba
DALLA NATURALE INTERAZIONE TRA LE RADICI DELLE PIANTE E I BATTERI DEL SUOLO
La corrente elettrica si ricaverà dall'erba
La nuova tecnica già funziona su piccola scala: 0,4 Watt per metro quadrato di superficie erbosa


L'apparecchiatura
È stata trovata una nuova fonte di energia pulita: corrente elettrica viene generata dalla naturale interazione tra le radici delle piante e i batteri del suolo. La nuova tecnica già funziona su piccola scala e potrebbe presto trovare applicazione su larga scala in vaste aree del mondo. Nelle zone più remote è già economicamente competitiva con i pannelli solari.
MESSA A PUNTO IN OLANDA - Le celle a combustibile microbico-vegetale generano elettricità mentre la pianta continua a crescere. Le radici espellono nel terreno oltre il 70% del materiale organico (che non utilizzano) prodotto dalla fotosintesi. Questi residui organici vengono degradati dai batteri intorno alle radici e i processi di degradazione provocano il rilascio di elettroni, generando così energia elettrica. La nuova tecnica è stata messa a punto dall’Università di Wageningen in Olanda, sfruttando un principio scoperto nel 2007 da ricercatori della stessa università. Marjolein Helder e i suoi colleghi hanno posizionato gli elettrodi vicino ai batteri per assorbire questi elettroni e generare elettricità tramite la differenza di potenziale così creata. Le celle a combustibile microbico-vegetale attualmente sono in grado di generare 0,4 Watt per metro quadrato di superficie di erba. Questa quantità è già superiore a quella generata dalla fermentazione delle biomasse. Secondo i ricercatori in un prossimo futuro la bio-energia elettrica derivata da questi impianti potrebbe produrre 3,2 Watt per metro quadrato. Questo significherebbe che un tetto «verde» di 100 m² potrebbe generare abbastanza energia elettrica per coprire le necessità di una famiglia (con un consumo medio di 2.800 kWh/anno). A tale scopo potrebbero essere utilizzate piante di varie specie, tra cui erbe comuni e, nei Paesi più caldi, il riso.

PIANTE ELETTRICHE - Quello di Wageningen non è un caso isolato. Le piante sono attualmente al centro di numerose ricerche che ne analizzano i processi energetici e i flussi di elettroni al fine di ottenere energia. In molti laboratori, insomma, si guarda ai vegetali non solo per la loro capacità di produrre zucchero e liberare ossigeno nell’aria, ma anche per dirottare gli elettroni in gioco in questi processi. È il caso delle alghe, dalle quali gli scienziati dell'Università di Stanford (Usa), per la prima volta nel 2011 sono riusciti a «rubare» corrente elettrica, sia pur in quantità infinitesima.

APPLICAZIONI - Le celle a combustibile microbico-vegetale possono trovare applicazione su scale diverse. Si inizierà con i tetti pianeggianti in zone remote o nei Paesi in via di sviluppo. E dopo il 2015 la produzione di energia elettrica interesserà aree estese, come per esempio i terreni paludosi. Ovviamente la tecnologia necessita di ulteriori sviluppi e miglioramenti. Bisognerà per esempio limitare la quantità di materiale utilizzato per gli elettrodi e piazzare questi ultimi in modo ottimale, per ottenere un incremento di produzione di energia e un risparmio dei materiali stessi. Ulteriori vantaggi di questa nuova fonte di energia rinnovabile è che non intacca il paesaggio (come le turbine eoliche o i pannelli solari troppo vistosi), non interferisce con la natura (come le dighe) e non è in concorrenza con i terreni agricoli, come accade invece per la produzione di biocarburanti a scapito del cibo.

Massimo Spampani


come al solito sperem

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Re: scienza e fantascienza

Messaggio Da La Sкaßalqaatsaя il Gio 13 Dic 2012 - 14:35

seh, in italia, ciao

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si legge SCASSALCÁZZAIA

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Re: scienza e fantascienza

Messaggio Da miss marple il Mer 19 Dic 2012 - 13:03

Il «conto alla rovescia» sta per terminare. In Italia uno su dieci è preoccupato. Ma si affida alla scaramanzia

Chi ha paura della fine del mondo?



Che si creda o no alla funesta profezia Maya (meglio : all'interpretazione che si è data al loro calendario), il conto alla rovescia sta per terminare. Questione di ore, di minuti al 21-12-2012, data da fine del mondo» annunciata. Ovviamente, ironia e scetticismo prevalgono. Del resto, se questi Maya erano davvero così bravi, come mai non sono riusciti a evitare la propria estinzione lasciando invece in eredità una scadenza per l'umanità intera?





CATASTROFISTI - Sia come sia, ormai dal web alle tv alla stampa, teorie e contro-teorie si sono fatte spazio e il tema ha trovato il suo spazio nelle battute tra amici e in quelle dei comici più che nei convegni scientifici. Chi ci crede ha prenotato una stanza a Bugarach, paesino francese sui Pirenei che, secondo gli esperti di esoterismo sará l'unico luogo del pianeta a scampare all'Apocalisse. Disponibilità esaurite da tempo, così chi non ce l'ha fatta ha acquistato, a caro prezzo, kit di sopravvivenza oppure ha deciso di partire per altri luoghi dove evidentemente si immagina di godersi al meglio gli ultimi giorni: incredibile ma vero, secondo gli operatori di viaggio nell'ultima settimana si registrato un aumento di prenotazioni di voli aerei di sola andata.



PARTY E ARRESTI - Ci si può scherzare, ma ci sono luoghi dove anche le autorità di polizia hanno fatto la loro parte. In Cina sono stati arrestati 500 esponenti di una setta che diffondevano volantini, manifesti, sms e messaggi Internet nei quali si annunciava la fine del mondo. In Argentina è stato deciso che tra il 20 e il 21 dicembre chiuderanno la circolazione in una zona della provincia di Cordoba, dopo la convocazione via Facebook da parte di un gruppo di 150 persone. Gli italiani ci credono poco, ma insomma... Uno su dieci un brivido ce l'ha, senza nemmeno sapere se debba aspettarsi un «big bang» o l'arrivo di Et. L'argomento però da noi sembra più fornire spunto per feste a tema e persino appuntamenti artistici. La scaramanzia costa meno di un rifugio antiatomico che tra l'altro, se avessero ragione i Maya, potrebbe pure non bastare.



Mi incuriosiva la storia del kit e allora ho cercato notizie, ecco il risultato:


FINE DEL NOSTRO MONDO. LE CONTROMISURE

I kit di sopravvivenza 2012
Oltre alle teorie sulla fine del mondo e le relative interpretazioni, oltre ai bunker che offrirebbero riparo e salvezza, su Internet, e non solo, non mancano notizie sulle attrezzature indispensabili per la sopravvivenza, o utili per l'avvio di una nuova civiltà.
Come per le aziende che realizzano bunker, anche per quelle che realizzano materiale di sopravvivenza hanno visto negli ultimi tempi un incremento di richieste di informazioni e talvolta, un aumento di vendite.
Ma quali sono gli oggetti che dovrebbero costituire un kit inn grado di garantire la sopravvivenza in caso di condizioni estreme?
In realtà nessuno di coloro che credono alla fine della Terra nel 2012 sa cosa accadrà con precisione, pertanto non esistono kit comprensivi di oggetti precisi. Alcuni immaginano che l'apocalisse sarà preceduta una vera e propria catastrofe naturale dovuta all'inversione dei poli magnetici, a tempeste elettromagnetiche o a collisioni con asteroidi,


altri invece ipotizzano il presentarsi di catastrofi nucleari o militari. I più fedeli ai calendari Maya immaginano di dover assistere ad un passaggio da un'Era ad un'altra con chissà quali effetti sul Pianeta.
Nascono e si diffondono così siti, blog, forum, ma anche libri, manuali e video-documentari che forniscono indicazioni per l'equipaggiamento necessario per sopravvivere alle catstrofi.
Tra i materiali utili vengono perlopiù citati i depuratore per l'acqua e desalinizzatori, cibo non deteriorabile (scatolette e affini) o pasti sostitutivi tecnici in barretta (provviste per almeno 24 mesi).
Sono consigliati inoltre sistemi di comunicazione, come walky talky e CB, mezzi di locomozione, ad esempio fuoristrada ai quali aggiungere delle blindature (semiblindature) che abbiano grande capacità di carico.
Per fare funzionare i mezzi, sono suggeriti fusti di carburante (benzina / gasolio). Facendo dei calcoli di fabbisogno per i 12 /24 mesi previsti, considerando possibili spostamenti per perlustrazione o fuga.
Tra i medicinali vengono consigliati antipiretici, antibiotici, antisettici, garze cerotti.
Ma esistono anche altri oggetti, reperibili più semplicemente, che sarebbero utili in un kit di sopravvivenza: cinturoni tattici provvisti di varie tasche per poter avere il necessario a portata di mano, coltello pluriuso, ami da pesca, lenze ed esche artificiali, Kit pronto-soccorso, bussola, barrette/pasti sostitutivi, maschera antigas, borraccia, calzature adatte (anfibi) tuta anti NBC (nucleare, batteriologico, chimico), lenti di ingrandimento, fiammiferi.


rimba
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Re: scienza e fantascienza

Messaggio Da miss marple il Mar 15 Gen 2013 - 14:05

Scienze
http://www.repubblica.it/scienze/2013/01/07/news/il_chilogrammo_base_preso_peso-50057203/



Il chilogrammo campione ha preso peso:
adesso è 10 microgrammi in più
Il campione di riferimento ovvero l'International Prototype Kilogram (Ipk) conservato nell'International Bureau of Weights and Measure di Parigi, è "ingrassato" anche se di poco. Colpa di alcuni fattori contaminanti

LONDRA - Neanche lui si sottrae al tempo che passa. E accumula peso come i suoi simili che "lavorano" senza sosta sulle bilance del mercato. E' il chilogrammo campione di riferimento ovvero l'International Prototype Kilogram (Ipk) conservato nell'International Bureau of Weights and Measure di Parigi, che - secondo uno studio della Newcastle University - pesa oggi 10 microgrammi in più rispetto allo standard della sua introduzione, nel 1875. Nel 1884 sono state prodotte 40 repliche di questo campione, che sono state distribuite nel mondo per uniformare la massa.

Nonostante gli sforzi fatti per proteggere l'Ipk e le sue copie, a quanto si legge nello studio pubblicato su Metrologia, la spettroscopia fotoelettronica a raggi X ha rivelato che alcuni contaminanti hanno alterato il peso del campione di platino del National Physical Laboratory (la replica numero 18) e, nel mondo, anche sugli altri campioni si starebbe verificando una crescita del peso, con passo diverso, che li starebbe facendo divergere dal prototipo originale. Gli scienziati parlano comunque di piccoli cambiamenti, meno di 100 microgrammi, anche se "piccole variazioni su questa unità fondamentale di peso hanno un impatto molto ampio su scala glocale", ha spiegato Peter Cumpson, principale autore dello studio. (07 gennaio 2013)

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Re: scienza e fantascienza

Messaggio Da La Sкaßalqaatsaя il Mar 15 Gen 2013 - 14:39

in pratica se il kilo nonè più kilo ma kilo+ qualcosa, anche quando ci pesiamo dobbiamo considerare che in realtà il peso reale è qualcosa in più? o in meno? in pratica quante calorie devo tagliare?

se ridete vi uccido

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Re: scienza e fantascienza

Messaggio Da miss marple il Mar 15 Gen 2013 - 15:54

bravissima, era la domanda che volevo fare io grazie

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Re: scienza e fantascienza

Messaggio Da sturmunddrang il Mar 15 Gen 2013 - 16:57

no, il chilogrammo è sempre il chilogrammo, io avevo sentito che adesso devono "pulire" i campioni per metterli a posto
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Re: scienza e fantascienza

Messaggio Da La Sкaßalqaatsaя il Mar 15 Gen 2013 - 18:45

ah non è che magariper tempeste solari o campi elettromagnetici dei maya ilkilogrammo è diventato qualcosa in più di un kilo , sono solo i campioni che si sonomodificati. ma di che materiale sono fatti che simodificano così?

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Re: scienza e fantascienza

Messaggio Da sturmunddrang il Mar 15 Gen 2013 - 18:53

pare depositi di sporco musico

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Re: scienza e fantascienza

Messaggio Da La Sкaßalqaatsaя il Mar 15 Gen 2013 - 21:00

azz

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Re: scienza e fantascienza

Messaggio Da miss marple il Sab 19 Gen 2013 - 16:31



Death valley
Tutt'ora inspiegato questo stranissimo fenomeno che riguarda le pietre del deserto della Valle della Morte, in Arizona. Si spostano lentamente lasciando una traccia sul terreno, con traiettorie davvero soprendenti.

Surprised mah
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Re: scienza e fantascienza

Messaggio Da sturmunddrang il Sab 19 Gen 2013 - 17:25

me ne parlavano l'altro giorno, pare che il sospettato numero uno sia il vento sherlock
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Re: scienza e fantascienza

Messaggio Da La Sкaßalqaatsaя il Sab 19 Gen 2013 - 19:20

alla faccia del vento, vabp che sradica le navi ormeggiate però questi mi paiono dei sassi comuni

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Re: scienza e fantascienza

Messaggio Da miss marple il Lun 11 Feb 2013 - 12:58

http://www.repubblica.it/scienze/2013/02/08/news/c_vita_nel_lago_sotto_l_antardine-52221138/

C'è vita nel lago sotto l'Antartide
coperto da 800 metri di ghiaccio
Nelle acque del Whillans sono stati trovati organismi unicellulari, vivi e capaci di metabolizzare energia. Considerando che questi specchi d'acqua subglaciali si ritengono del tutto isolati dal mondo esterno, è come se queste forme di vita provenissero da un altro pianeta
di ELENA DUSI

Caccia alla vita nel lago sotto l'Antartide
SOTTO al ghiaccio dell'Antartide esistono dei laghi. E in almeno uno di questi laghi - il Whillans - è stata trovata la vita. Degli organismi unicellulari, vivi e capaci di metabolizzare energia, sono stati osservati nei campioni di acqua prelevati dal lago, che si trova a sud-ovest dell'Antartide sotto a 800 metri di ghiaccio, è profondo un paio di metri e attraverso complicate ramificazioni raggiunge la superficie di 60 chilometri quadri. John Priscu dell'università del Montana ha raccontato di queste osservazioni al New York Times: "La scoperta trasforma il nostro modo di vedere il continente antartico".



Convinzione degli scienziati infatti è che i laghi subglaciali siano ambienti isolati dal mondo esterno. Le forme di vita che li abitano, dunque, si sarebbero sviluppate in modo completamente autonomo: come se da centinaia di migliaia di anni vivessero su un altro pianeta. Anche se questa ipotesi non è certa, e nessuno può escludere che lo strato di ghiaccio sovrastante abbia contaminato l'acqua del lago con tracce biologiche provenienti dall'esterno, le ricerche al lago Whillans restano piene di fascino. E sono seguite anche dalla Nasa.

Capire come facciano dei microrganismi a sopravvivere in condizioni così estreme, senza tracce di luce del Sole, potrebbe orientarci nella ricerca di vita nello spazio. Su altri pianeti e satelliti sono infatti stati trovati oceani liquidi sotto a spesse calotte di ghiaccio. Uno scienziato italiano, Carlo Barbante del dipartimento di Scienze ambientali dell'università di Venezia e del Cnr, ha raccontato le operazioni di perforazione del ghiaccio (penetrato usando acqua calda) e di campionamento del lago attraverso il suo blog. Il 27 gennaio, quando la sonda di perforazione ha raggiunto l'acqua, Barbante ha raccontato: "Dopo aver rettificato il foro abbiamo calato la sonda che ha fornito immagini ad alta definizione del lago. Eravamo tutti in sala di controllo, trenta persone in un container, per vivere questo momento tanto atteso".

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Re: scienza e fantascienza

Messaggio Da miss marple il Ven 15 Mar 2013 - 0:26

questo invece è per Sturm rimba
direi che è arrivato a fagiuolo Very Happy

http://www.repubblica.it/scienze/2013/03/14/news/cern_festeggia_bosone_higgs-54562670/?ref=HREC2-10


"Vi racconto la grande caccia
alla particella mancante"
A Roma alcuni dei protagonisti della scoperta del Bosone di Higgs: Fabiola Gianotti e Guido Tonelli.
A Roma i protagonisti del Bosone di Higgs

ROMA - Il Cern festeggia la scoperta del bosone di Higgs e riconferma il volto della particella mancante inseguita dai fisici per quasi 50 anni. Ma cosa c'è dietro alla macchina da scienza più grande e complessa del mondo? Oltre vent'anni di progettazione, la carriera (e la vita) di 10mila fisici di 40 paesi del mondo, strumenti così complessi che la tecnologia ha dovuto crearli ad hoc. La storia del Large Hadron Collider (Lhc), l'acceleratore di particelle che al Cern di Ginevra ha raggiunto una scoperta epocale per la fisica, è stata raccontata all'Auditorium di Roma dal gruppo di fisici che ne sono stati protagonisti: Luciano Maiani, direttore del Cern nel momento chiave in cui la realizzazione di Lhc è stata decisa, alla fine degli anni '90. E Fabiola Gianotti con Guido Tonelli, i due fisici italiani che hanno guidato i due esperimenti (Atlas e Cms) che hanno osservato il bosone di Higgs. Maiani, uno dei fisici teorici più prestigiosi del nostro paese, ha raccontato la storia della macchina incaricata di scoprire i segreti della materia e i misteri dei primi istanti dopo il Big Bang nel libro "A caccia del bosone di Higgs. Magneti, governi, scienziati e particelle nell'impresa scientifica del secolo", scritto con il giornalista Romeo Bassoli e pubblicato da Mondadori Università.



"Oggi festeggiamo il successo di un'impresa - racconta Maiani - ma per costruire Lhc abbiamo dovuto prendere decisioni difficili. Nel tunnel di 27 chilometri che oggi ospita questo strumento, infatti, operava un altro acceleratore, che si chiamava Lep e che nel 2000 mostrò dei risultati inaspettati. Poteva essere il bosone di Higgs, il Cern si riempì di eccitazione e la scelta di fermare Lep proprio alla vigilia di una possibile scoperta fu tra le più difficili della mia vita. Col senno di poi, però si è rivelata giusta. Quei segnali non venivano dal bosone di Higgs. La particella si trovava a un'energia più alta. Lhc, che è più potente, è effettivamente riuscito a trovarla". Aspettare il 2008 (anno di inaugurazione della macchina, una decina di anni più tardi rispetto alle prime, ottimistiche, previsioni) si è rivelata alla fine la scelta giusta. Nonostante l'esplosione del 19 settembre di quell'anno e l'attesa del marzo 2010 per riparare tutti i magneti danneggiati, alla fine il bosone di Higgs è apparso nei rivelatori di Ginevra.

In imprese scientifiche così imponenti, la caccia alla "particella mancante" non viene affidata a un solo team di ricercatori. Attorno all'anello di Lhc sono stati costruiti ben 4 rivelatori, incaricati di studiare le collisioni fra i protoni lanciati a una velocità prossima a quella della luce. Due di questi rivelatori (Cms e Atlas) sono stati dedicati alla ricerca dell'Higgs. "Ci stiamo muovendo oltre la frontiera della fisica nota - spiega Guido Tonelli - e per noi fisici sperimentali la paura di un errore è una compagna costante. Ci segue come un'ombra. Un risultato per noi è veramente tale se viene replicato da un altro esperimento, ecco perché Cms aveva bisogno del riscontro di Atlas e viceversa. Nonostante l'amicizia che mi unisce a Fabiola, la competizione fra i due team è stata veramente agguerrita".

La competizione funziona se le due squadre procedono "in cieco": senza che un esperimento conosca i dati dell'altro. Questo avviene sia per evitare condizionamenti, sia per mantenere un eventuale "vantaggio" sui rivali. "Ma Atlas e Cms - racconta la Gianotti - raccolgono la metà circa della comunità dei fisici delle particelle del mondo. Ed è frequente che un membro di un esperimento sia sposato o fidanzato con un membro dell'altro esperimento. Quando nel nostro rivelatore Atlas spuntò un dato interessante, chiamai una mia collega a casa, di domenica all'ora di pranzo. Lei, che era sposata con un fisico di Cms, si dovette chiudere in bagno per parlare".

La storia di Lhc racconta di scelte difficili dal punto di vista della fisica, ma anche delle relazioni internazionali (il Cern è un laboratorio mondiale, e i componenti dell'acceleratore sono stati prodotti in decine di nazioni diverse) e delle finanze (la Germania, subito dopo l'unificazione, ritirò parte del suo contributo e la Russia, subito dopo il crollo dell'Urss, non fu in grado di rispettare le scadenze per la consegna dei magneti). "Ma alla fine - spiega Maiani - imprese così importanti possono essere realizzate solo se si ha la capacità di avere una visione di lunga portata. Questo sembra impossibile in Italia. Una volta feci una relazione in Senato sui progressi della costruzione di Lhc, e un parlamentare mi si avvicinò per chiedermi: Ma davvero serviranno dieci anni per farla entrare in funzione?".

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Re: scienza e fantascienza

Messaggio Da sunflower il Ven 15 Mar 2013 - 9:54

grazie dell'articolo miss!
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Re: scienza e fantascienza

Messaggio Da sturmunddrang il Ven 15 Mar 2013 - 13:48

grazie
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Re: scienza e fantascienza

Messaggio Da miss marple il Dom 17 Mar 2013 - 23:58

Questa è una bella cosa per chi come me ha problemi di macula. Speriamo

AL VIA LA SPERIMENTAZIONE SUGLI ANIMALI
È italiana la prima retina artificiale biocompatibile
Realizzata all'Istituto italiano di tecnologia di Genova

Entro cinque anni chi soffre di retinite pigmentosa o degenerazione maculare protrebbero trovare un'importante aiuto per tornare a vedere normalmente grazie a una scoperta italiana. È stata infatti realizzata in Italia la prima retina artificiale biocompatibile, da un gruppo di ricerca coordinato da Fabio Benfenati dell'Istituto italiano di tecnologia (Iit) di Genova. La retina artificiale fatta con materiali organici funziona come una microcella solare. Il lavoro è stato publbicato sulla rivista specializzata Nature Photonics.
SPERIMENTAZIONI - La retina artificiale ha già avuto i primi esperimenti in laboratorio e si sta lavorando sulla sperimentazione animale. Secondo Benfenati fra 3-5 anni si potrebbero avere i primi studi pilota sull'uomo. Nato dalla collaborazione con Guglielmo Lanzani e il suo gruppo del Centro per le nanoscienze e tecnologie a Milano, il lavoro dimostra la possibilità della realizzazione di protesi visive con materiali biocompatibili organici, al posto dei semiconduttori inorganici impiegati finora per le retine artificiali.

POLIMERO - I ricercatori dell'Iit hanno utilizzato un polimero semiconduttore utilizzato comunemente nelle celle solari organiche, chiamato P3HT, il Poly(3-hexylthiophene). La sua struttura, rileva Benfenati, somiglia molto a quella della proteina che nella retina è sensibile alla luce. Nell'esperimento i ricercatori hanno sistemato una retina di ratto con fotorecettori danneggiati (coni e bastoncelli) su un substrato di vetro rivestito con un metallo conduttore trasparente, l'ossido di indio-stagno, e il polimero organico. Lo strato di polimero, colpito dalla luce, ha funzionato come un fotorecettore artificiale, stimolando i neuroni della retina.

INCONVENIENTI - Questo tipo di retine, però, non hanno ancora una sufficiente sensibilità in tutte le condizioni di luce naturale, ma i ricercatori sono fiduciosi sulla loro capacità di ottimizzare la tecnica. Le retine artificiali finora realizzate, basate sul silicio, spiega Benfenati, hanno molti inconvenienti: «Funzionano con microtelecamere che acquisiscono le immagini, le informazioni devono essere elaborate da un computer e inviate alla retina artificiale. Infine devono essere alimentate da batterie. La retina artificiale realizzta a Genova, invece», conclude il ricercatore, «non necessita di batterie, riesce a stimolare i neuroni e non produce calore, a differenza delle altre protesi retiniche».

http://www.corriere.it/salute/13_marzo_17/prima-retina-biocompatibile-italiana_a334a978-8f1f-11e2-95d7-5288341dcc81.shtml

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