il monolite nell'occhio
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I predatori dell'arca perduta

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Messaggio Da sturmunddrang Mar 18 Set 2012 - 19:39

se capitate a Cipro, vi segnalo nella città di Paphos questo sito archeologico romano, dichiarato Patrimonio dell'Umanità; ci sono dei mosaici conservati benissimo, tipo questo:

I predatori dell'arca perduta 1157743949

I predatori dell'arca perduta 1158050685


in questa foto invece si vede la struttura per il riscaldamento a pavimento della casa romana, adesso noi abbiamo scoperto l'acqua calda, loro usavano l'aria Very Happy

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Messaggio Da miss marple Mer 19 Set 2012 - 9:41


http://www.ilsecoloxix.it/p/cultura/2012/09/18/APyqFfTD-papiro_moglie_storia.shtml
I predatori dell'arca perduta King--673x320

La moglie di Gesù: la sua storia in un papiro

New York - Nel corso di un convegno in corso a Roma una storica della Cristianità antica della Harvard Divinity School ha presentato un frammento di papiro scritto in copto, risalente al quarto secolo, che conterrebbe una frase mai trovata prima nelle Sacre Scritture: «Gesù disse loro: “Mia moglie...” ».

Il frammento è più piccolo di un biglietto da visita e contiene otto righe di scrittura in inchiostro nero leggibili solo con la lente di ingrandimento. «Lei sarà in grado di essere mia discepola», sarebbe un’altra frase contenuta nel testo di cui dà notizia il New York Times sul suo sito online. A dare l’annuncio della scoperta, che ricorda le trame del Codice da Vinci di Dan Brown, è stata Karen King, la prima donna a occupare la cattedra più antica degli Stati Uniti.

La provenienza del papiro resta un mistero e il suo proprietario ha chiesto di restare anonimo, scrive il New York Times. Fino a oggi, quando lo ha presentato al Convegno Internazionale di Studi Copti, la King aveva mostrato il frammento a un ristrettissimo circolo di parirologi e linguisti secondo i quali è «probabilmente» autentico. La studiosa e i suoi collaboratori attendono con mente aperta il parere di altri studiosi, pronti a vedere ribaltate le loro conclusioni preliminari.

In una intervista al New York Times e ad altri giornali americani, la King ha sottolineato che il frammento non deve essere preso come la prova che il Gesù storico fosse effettivamente sposato. Il testo sarebbe stato scritto secoli dopo la vita di Gesù e tutta la prima letteratura cristiana non sfiora la questione.

Ma la scoperta a suo avviso è interessante perché «conferma antiche tradizioni secondo cui Gesù era stato sposato. Ce n’era una già nel secondo secolo - ha detto la studiosa di Harvard - legata al dibattito se i cristiani dovessero sposarsi e avere rapporti sessuali».

Sul sito del New York Times è possibile vedere l’immagine del papiro e, attraverso una lente d’ingrandimento, leggere i vari passaggi e la traduzione in inglese.

Ecco il link del N.Y. timesper poter ingrandire parte per parte:
http://www.nytimes.com/2012/09/19/us/historian-says-piece-of-papyrus-refers-to-jesus-wife.html?pagewanted=all&_r=0

interessantissimo chupa
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Messaggio Da La Sкaßalqaatsaя Mer 19 Set 2012 - 13:37

la King ha sottolineato che il frammento non deve essere preso come la prova che il Gesù storico fosse effettivamente sposato. Il testo sarebbe stato scritto secoli dopo la vita di Gesù e tutta la prima letteratura cristiana non sfiora la questione.

Ma la scoperta a suo avviso è interessante perché «conferma antiche tradizioni secondo cui Gesù era stato sposato.

credo che la parte evidenziata risolva la questione già da sola

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Messaggio Da miss marple Mer 19 Set 2012 - 14:11

guarda che non davo nessuna interpretazione storica, il mio interesse andava alla possibilità di leggere il frammento ed averne l'immediata traduzione.
Anche la Sacra Sindone, passata al carbonio 14, risulta essere di un'epoca successiva a quella attribuita dalla storia.

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Messaggio Da La Sкaßalqaatsaя Mer 19 Set 2012 - 15:23

nonononono

risulta essere proprio di quel'epoca lì. hanno trovato anche dei pollini risalenti a quell'area e a quel periodo storico

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Messaggio Da sturmunddrang Mer 19 Set 2012 - 16:19

il Carbonio 14 aveva dato come risultato il '200 mi pare, però dicono che l'esame sia stato fatto su rammendi di quell'epoca

riguardo ai pollini ho trovato questo:
Esame palinologico: secondo il criminologo svizzero Max Frei Sulzer, sul tessuto della Sindone sono presenti pollini di diverse specie vegetali specifiche della Palestina e dell'Asia Minore. Il transito della Sindone per questi paesi concorda con la ricostruzione proposta per la storia della Sindone anteriore al XIV secolo. Il lavoro è stato tuttavia criticato pesantemente sia nelle conclusioni (per l'impossibilità di determinare le specie di polline ma solo il genere o la famiglia) sia nelle premesse (impossibilità dei pollini di conservarsi per centinaia di anni).


alla fine pare che non sia ancora definita la questione, non solo della datazione, ma di cosa sia esattamente



anche i vertici della Chiesa non sembrano molto convinti Very Happy

La Chiesa cattolica in passato si è espressa ufficialmente sulla questione dell'autenticità, prima in senso negativo (nel 1389 il vescovo di Troyes inviò un memoriale al papa, dichiarando che il telo era stato "artificiosamente dipinto in modo ingegnoso", e che "fu provato anche dall'artefice che lo aveva dipinto che esso era fatto per opera umana, non miracolosamente prodotto". Nel 1390 Clemente VII emanò di conseguenza quattro bolle, con le quali permetteva l'ostensione ma ordinava di "dire ad alta voce, per far cessare ogni frode, che la suddetta raffigurazione o rappresentazione non è il vero Sudario del Nostro Signore Gesù Cristo, ma una pittura o tavola fatta a raffigurazione o imitazione del Sudario"[14]) e poi, ribaltando il giudizio, in senso positivo (nel 1506 Giulio II autorizzò il culto pubblico della Sindone con messa e ufficio proprio[15][16]). Attualmente, la Chiesa cattolica non si esprime ufficialmente sulla questione dell'autenticità, lasciando alla scienza il compito di esaminare le prove a favore e contro, ma ne autorizza il culto come icona della Passione di Gesù. Diversi pontefici moderni, da papa Pio XI a papa Giovanni Paolo II, hanno inoltre espresso il loro personale convincimento a favore dell'autenticità.[17]

http://it.wikipedia.org/wiki/Sindone_di_Torino



comunque non mi ci fascerei la testa, è solo un oggetto, non credo abbia molto a che fare con la religione
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Messaggio Da miss marple Mer 19 Set 2012 - 16:27

L'esame al carbonio 14 stabilì che risaliva al Medioevo, naturalmente c'è chi afferma che quell'esame non fu attendibile ma nemmeno i contrari hanno trovato prove certe sulla datazione, si limitano a dire che avendo subito un'affumicatura per l'incendio della chiesa di Chambery ed essendo stato rammendato non è possibile datarlo col carbonio.
Quello che volevo significare con questo esempio è che è difficile dire cosa è vero e cosa falso, bisogna prendere queste notizie sempre conla dovuta cautela. E' logico poi che i giornali la sparino come la scoperta del secolo.

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Messaggio Da La Sкaßalqaatsaя Mer 19 Set 2012 - 17:17

non sei aggiornata: le ultime ricerche dimostrano che è dell'epoca in cui è vissuto gesù.

i giornali sparano quello che vogliono ovviamente, lo sappiamo.

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Messaggio Da miss marple Mer 19 Set 2012 - 19:22

mi dispiace per te ma non sei informagiata fon
gli ultimi sono gli studi dell'Enea sulla formazione dell'immagine sul lenzuolo.
Rimangono valide tutte le ipotesi, non si è arrivati ad una conclusione definitiva della questione,perchè non esistono documenti precedenti il 1200. Quindi tutte le ipotesi sono ancora in campo

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Messaggio Da La Sкaßalqaatsaя Mer 19 Set 2012 - 20:44

io la sapevo diversamnte cmq

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Messaggio Da miss marple Sab 13 Ott 2012 - 11:56

http://www.corriere.it/foto_del_giorno/scienze/12_ottobre_09/ragno_ef0e9058-11f6-11e2-919a-606647d2c25a.shtml

I predatori dell'arca perduta Ragno_1

L'attacco preservato per sempre - Eccezionale rinvenimento paleontologico. Conservato nell'ambra emerge dal passato l'attacco di un ragno a una vespa maschio intrappolata nella tela. Il ritrovamento è avvenuto nella valle Hukawng, in Myanmar. L'ambra è stata datata tra 110 e 97 milioni di anni fa (Oregon State University)
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Messaggio Da La Sкaßalqaatsaя Sab 13 Ott 2012 - 14:20

non è che magari è una trovata pubblicitaria dell'università? cioè il momento in cui il ragno cattura la preda, fatalità, cioè, non è che la resina sia così veloce a scivolare eh. a me puzza di goliardata tipo teste di modigliani fatte col black&decker

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Messaggio Da miss marple Dom 14 Ott 2012 - 9:44

L'ambra è emessa dalle conifere sotto forma di resina, che successivamente con il tempo si fossilizza ed in alcuni casi si solidifica con dei resti di insetti morti. Essa è traslucida, di un colore che può variare dal giallo al rossiccio al bruno fino ad arrivare al verde. Può contenere insetti che rimasero imprigionati al momento della sua formazione(wikipedia)

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Messaggio Da sturmunddrang Mer 17 Ott 2012 - 21:14

Dunque, dato che ho seguito UNA lezione introduttiva di geroglifico e miss è ansiosa di lanciarsi alla scoperta di nuove tombe di faraoni, approfitto di questo spazio per scrivere quello che ho imparato Smile
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Messaggio Da sturmunddrang Mer 17 Ott 2012 - 21:26

i segni della scrittura geroglifica sono circa 700 e si possono suddividere in varie tipologie:
- ideogrammi: il simbolo indica la parola rappresentata

es. questo disegno I predatori dell'arca perduta Hiero_A40 indica la divinità
gli ideogrammi hanno sempre un trattino verticale (come una "l" sotto) per capire che sono ideogrammi, altrimenti hanno un altro uso
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Messaggio Da sturmunddrang Mer 17 Ott 2012 - 21:41

questa I predatori dell'arca perduta Hiero_O1 sempre col trattino verticale sotto (non riesco a trovare l'immagine completa), indica la casa

vediamo se riesco a crearlo io
I predatori dell'arca perduta Hiero_O1
l
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Messaggio Da sturmunddrang Mer 17 Ott 2012 - 21:51

e fin qua è semplice Smile

poi c'è la seconda tipologia:
- fonogrammi: ogni simbolo è un suono, come per le nostre lettere, CIRCA Very Happy

tanto per cominciare ci sono solo le consonanti come nell'ebraico e nell'arabo, le vocali non venivano scritte, perciò adesso gli studiosi usano la convenzione di mettere delle "e" per poter leggere, tranne che per alcune parole che sono sopravvissute fino a oggi (ad esempio in ambito religioso tra i copti) e di cui si conosce la pronuncia

inoltre ogni simbolo può corrispondere a una sola lettera, oppure a due o addirittura a tre, in questo caso si chiamano UNILITTERI, BILITTERI e TRILITTERI
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Messaggio Da miss marple Mer 17 Ott 2012 - 23:19

vada adagio maestra, che sono dura di comprendonio e poi sono abituata alle lezioni di ''non è mai troppo tardi'' Very Happy
cmq i disegni me li sono riportati controllando

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Messaggio Da La Sкaßalqaatsaя Gio 18 Ott 2012 - 7:40

tutto molto interessante


però



sturmunddrang ha scritto:Dunque, dato che ho seguito UNA lezione introduttiva di geroglifico e miss è ansiosa di lanciarsi alla scoperta di nuove tombe di faraoni, approfitto di questo spazio per scrivere quello che ho imparato Smile

a fare la tombarola ci vengo anche io. sonos empre stata molto attratta dai gioielli

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Messaggio Da sturmunddrang Gio 18 Ott 2012 - 12:44

organizziamo una spedizione Cool
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Messaggio Da miss marple Gio 18 Ott 2012 - 13:20

sììììììììììììììììììììììììdai!!!!
tanto per gli scavi spendiamo poco, c'è Scass che provvede di suo uauaua uauaua uauaua uauaua

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Messaggio Da miss marple Gio 18 Ott 2012 - 13:45

I predatori dell'arca perduta 16219269


http://parma.repubblica.it/cronaca/2012/10/18/news/ritrovata_testa_di_statua_romana_nei_guai_un_dentista_parmigiano-44783032/

Ritrovata testa di statua romana
nei guai un dentista parmigiano
Operazione dei carabinieri di Piacenza che hanno recuperato il prezioso reperto nell'abitazione di un restauratore piacentino, al quale il 65enne di Parma l'ha consegnato per cercare di venderla

di RAFFAELE CASTAGNO

Raffigura forse Agrippina Minore, moglie dell'imperatore romano Claudio e madre di Nerone, la testa che i carabinieri di Piacenza hanno recuperato nello studio di un restauratore del luogo, dove il prezioso reperto - risalente tra il 100 avanti Cristo e il 50 dopo Cristo - è arrivato dopo essere stato per anni nelle mani di un dentista parmigiano di 65 anni. Tutta da appurare la provenienza della statua, trafugata almeno 25-30 anni fa nell'area campano-laziale, forse, ma non è che un'ipotesi, da Pompei.

Di certo sono finiti nei guai sia il restauratore sia il collezionista parmigiano, entrambi denunciati per impossessamento di beni archeologici, reato, spiegano dal comando dell'Arma, per il quale si procede d'ufficio, senza bisogno di denuncia, in quanto per legge il bene è di proprietà dello Stato.

Dalle ricostruzioni dei militari emerge come il 65enne dentista abbia più volte tentato di vendere il reperto sempre senza successo, proprio a causa del suo valore storico. "Scottava troppo" spiegano i carabinieri. Così la scelta di affidarsi alla pista piacentina, dove però la testa è stata recuperato dall'Arma.

Le prime indagini condotte dalla Soprintendenza di Parma definiscono l'effige di inestimabile valore. La scoperta ha destato un forte interesse nell'ambiente culturale e archeologico. La testa che secondo le prime ipotesi raffigura Agrippina Minore, cioè Giulia Agrippina augusta, madre di Nerone, viene datata tra il 100 avanti Cristo e il 50 dopo Cristo. Potrebbe trattarsi sia di un'opera funeraria che votiva. Il giallo continua: ora si dovrà cercare di scoprire da dove proviene il prezioso tesoro ritrovato. Tra le ipotesi non si esclude Pompei




Con la crisi, il commercio clandestino di opere d'arte trafugate e magari tenute nascoste fino a ora, avrà il suo boom, il bello è che la legge prevede un massimo di 3.000 euro di multa per chi li ha trafugati

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Messaggio Da miss marple Lun 22 Ott 2012 - 19:27

I predatori dell'arca perduta 152417761-36d2faa8-56cc-4012-85be-8b8c8c5cc71f-th I predatori dell'arca perduta 153053584-cd2fd3a0-812f-48fd-80cc-af8c9d2a3d1c-th


da Repubblica 12 ottobre 2012

RESTAURI
L'arte e i suoi assassini invisibili
così Davide distrugge Golia
I microorganismi responsabili del deterioramento delle opere d'arte vanno analizzati come se si trattasse di una scena del crimine.
I microorganismi assassini d'arte
I RESPONSABILI del biodeterioramento dei Beni Culturali sono tanti e invisibili. Mangiano, muoiono, producono scarti e residui biologici e si riproducono esattamente come noi, ma per farlo a volte scelgono quadri di pregio e strutture architettoniche di immenso valore. Quando succede che i microorganismi 'attaccano' questi capolavori, gli addetti intervengono ma spesso l'impresa è ardua se non disperata, e i danni si pagano cari.

A seconda del clima, della temperatura, dell'umidità e della luce dell'ambiente, il loro sviluppo può infatti esplodere fino alla formazione di vere e proprie 'patine biologiche'. E' a quel punto che il problema diventa evidente e si cerca di salvare il salvabile.

Immaginiamo ad esempio di osservare un'opera d'arte e notare qualcosa di strano sulla sua superficie. "Siamo davanti una scena del crimine", dice ai suoi studenti il professor Franco Palla, docente di Biologia molecolare e Biologia molecolare applicata ai beni culturali dell'università degli studi di Palermo. Scena del crimine perché l'organizzazione cellulare e le attività metaboliche di funghi, microalghe e batteri può davvero 'uccidere' un'opera d'arte e, proprio come fanno i criminali, lascia sulla scena (sull'opera, quindi) delle tracce biologiche: ma quelle che in biologia forense sono le tracce di sangue, saliva e altro, nel caso delle opere sono le patine.

"Per risalire dalla traccia biologica a quella criminale - spiega Palla - il biologo forense estrae e analizza le molecole di dna presenti nel campione, da cui possiamo 'leggere' il cognome e il nome del microorganismo, il genere e la specie. Il manufatto non è solo un'opera d'arte ma la parte di un ecosistema: quello che si forma in ambienti museali, biblioteche, depositi, sale espositive. In tutti questi luoghi i microrganismi presenti usano le opere d'arte sia come sostegno che come fonte di cibo. Con le loro attività metaboliche rilasciano particelle come spore, tossine e componenti delle membrane cellulari, che possono essere molto dannose per la salute di operatori e visitatori". L'Italia, con il suo immenso patrimonio culturale, è spesso costretta ad affrontare problemi di questo tipo. Vediamo i casi più eclatanti.

Fontane annerite e libri 'uccisi'
Ricorrendo all'analisi del Dna è stato possibile capire che il cambiamento di colore di alcune statue di marmo della Fontana Pretoria di Palermo, uno dei simboli della città, era dovuto alla presenza di batteri della specie Micrococcus roseus. "Il complesso intervento che ha portato al restauro di quest'opera straordinaria - spiega Palla - di gusto manieristico principalmente fiorentino, è stato un chiaro esempio di approccio interdisciplinare al restauro. Abbiamo dovuto lavorare su più fronti, ma alla fine ce l'abbiamo fatta".

Ci sono poi i batteri che 'uccidono' i libri: è successo alla Biblioteca Comunale di Taormina (ME), dove è stato scoperto che responsabili della distruzione dei testi erano dei microorganismi che per nutrirsi usavano la cellulosa della carta. In entrambi i casi è stato possibile svelare la "scena del crimine" con un certosino lavoro di analisi.

L'alga a cui non piaceva il Grande Cretto
Il centro storico di Gibellina venne distrutto da un sisma nel 15 gennaio 1968, un evento che provocò 1150 vittime, 98.000 senzatetto e sei paesi distrutti nella valle del Belice, in Sicilia. Su queste macerie della città di Gibellina, l'artista Alberto Burri tra il 1985 e il 1989, ha realizzato il Grande Cretto, opera che consiste in un'enorme colata di cemento bianco che, come un velo funebre, compatta i dodici ettari di macerie distrutte dal terremoto.

Pochi anni fa questa gigantesca e meravigliosa realizzazione però ha cominciato ad annerirsi: il restauratore torinese Antonio Rava ha identificato la causa in un'alga nera che si nutriva della superficie di carbonato di calcio e ha proposto una strategia di recupero vincente. "Per risolvere il problema adotteremo la tecnica dell'insufflazione criogenica, che consiste nel getto calibrato di CO2 in forma di vapore sulla superficie del cemento così da far raggiungere alla superficie una temperatura inferiore allo zero, che fa sparire in poco tempo qualunque forma di attacco biologico". Un metodo semplice, atossico ed economico, che permetterà di pulire tutta la superficie e recuperare la bellezza dell'opera.

Gli insetti ghiotti delle opere di Kiefer
Il professor Rava ha anche curato il restauro di alcune opere del grande pittore e scultore tedesco Anselm Kiefer, che per un certo periodo della sua produzione ha realizzato opere utilizzando semi di girasole nella composizione. Un 'ingrediente' a dir poco appetibile per camole e insetti ghiotti di granaglie, tanto che in poco tempo le opere hanno cominciato ad essere attaccate e letteralmente divorate dai microscopici invasori. "Con il permesso dell'artista - spiega Rava - abbiamo sostituito i semi attaccati dagli insetti con altri semi sani da lui forniti, che poi abbiamo trattato con un biocida specifico". Il quadro con il grande girasole di Kiefer dunque ora è salvo.

All'attacco della casa di pane di Fisher
Urs Fischer è un artista svizzero di fama mondiale e una delle sue opere più famose è la Casa di pane (House of bread), una vera e propria abitazione realizzata con pane secco. Ignari del valore artistico della realizzazione, camole, moscerini e insetti di ogni tipo si sono presto dati da fare per rosicchiarla. Il lavoro di recupero è stato complesso, il team del professor Rava ha ripetuto il trattamento più volte per far sì che la creazione non venisse alterata. "Per salvare il tutto nebulizziamo un biocida specifico. In questo caso la presenza degli insetti è potenziata dal fatto che l'opera si trova in una collezione fuori città, quindi in un habitat ideale per insetti e moscerini".

I batteri di Ercolano
Alla Villa dei Papiri di Ercolano sono stati trovati cinque anni fa dei frammenti di mobili preziosi in legno di frassino, coperto da uno strato di avorio lavorato a bassorilievo. Inizialmente erano stati tutti attribuiti a un unico "trono", ma le analisi hanno poi rivelato che si trattava di tre opere diverse, con caratteristiche simili. "Il nostro istituto - spiega Nicola Macchioni, dell'Istituto per la valorizzazione del legno e delle specie arboree Ivalsa Cnr - è stato incaricato di recuperare il tutto, perché il legno era stato attaccato da alcuni 'batteri da erosione', microorganismi che assottigliano lo spessore delle pareti delle cellule del legno, rendendolo spugnoso. Così abbiamo messo a punto un trattamento con lattitolo, uno zucchero modificato che consente di ridare una sufficiente consistenza al legno e di musealizzare il mobilio una volta terminato il restauro, ancora in corso".

Relitti colpiti e affondati
Un attacco più intenso, sempre da parte di batteri, è quello subìto dal legno delle navi antiche trovate nello scavo di Pisa San Rossore. Durante la costruzione di un edificio delle Ferrovie nella stazione sono state trovate, nel 1998, opere di legno che, una volta iniziato lo scavo vero e proprio, sono state identificate come imbarcazioni intere o in frammenti, risalenti ad un periodo tra il II secolo a.C. ed il VI secolo d.C.

"Si tratta di imbarcazioni - spiega Macchioni - affondate nel corso di inondazioni succedutesi nei secoli. Il ritrovamento è stato talmente importante da essere stato ribattezzato la 'Pompei del mare'. Purtroppo però lo stato di conservazione del materiale è pessimo: la forma originaria dei manufatti si mantiene perché il legno è zuppo d'acqua, ma lo spessore delle pareti cellulari è talmente sottile che la perdita del contenuto (l'acqua appunto) farebbe collassare le cellule e quindi l'opera intera, rendendola irriconoscibile. Stiamo studiando i trattamenti di recupero più adeguati e i tempi di restauro. Nel corso dei prossimi anni verrà installato un apposito museo a Pisa, presso gli ex arsenali medicei".

La carie sulle fondamenta di Venezia
?Altro attacco da parte di batteri e funghi è in corso nella enorme foresta sotterranea di pali che fa da fondamenta agli edifici di Venezia, costruiti su un terreno paludoso. Il suolo è stato puntellato con centinaia di pali infissi nel terreno, lunghi tra i quattro e i sei metri, sopra ai quali sono stati costruiti muri di pietra e mattoni.

Le teste dei pali si trovano a una profondità di 1,50 - 2 metri rispetto al livello dell'acqua, quindi non sono mai direttamente visibili, se non nel corso dei lavori di manutenzione dei canali, quando vengono 'messi in asciutto'. "I pali così immersi nel fango - spiega Macchioni di Ivalsa Cnr - vanno incontro a un degrado naturale dovuto all'attacco di batteri e funghi della cosiddetta 'carie soffice'. Fino ad oggi non si sono verificati collassi perché il legno, benché in decomposizione, continua a svolgere l'azione di costipamento del terreno. Ma non è ancora chiaro né fino a che punto il degrado potrà spingersi né come si possa risolvere la situazione, quantomeno rallentando l'attività degi organismi, vista l'impossibilità di sostituire i pali degradati senza abbattere i soprastanti edifici".
(12 ottobre 2012)

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Messaggio Da La Sкaßalqaatsaя Lun 22 Ott 2012 - 20:23

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Messaggio Da sturmunddrang Lun 22 Ott 2012 - 20:41

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